Mangiali!
Mangiali!
Detesto il circo: fin da bambino.
Quella puzza di stallatico che ti accoglie
all’ingresso, la torba umida a terra che ti sporca le scarpe, i tendoni cupi e sbiaditi
che ti circondano, le divise dei figuranti, un tempo sgargianti, ora consunte e
sdrucite, la luci spettrali su quei piloni malfermi: tutto mi intristisce e
agita, creandomi subito un invincibile disagio.
E poi i numeri, sempre quelli.
I funamboli coi baffoni e i muscoli che compiono
sempre le stesse giravolte, le acrobate in guepière di brillantini che
sorridono al pubblico sbattendo gli occhioni bistrati, il mago che affetta la
sua assistente, ormai stanca di donare i propri organi alla scena invece che
alla scienza, i clown con le loro maschere terrificanti e i loro gesti sguaiati
le loro urla scomposte.
Il direttore con frac rosso e cilindro, nei cui occhi
falsamente sorridenti intravedi la ferocia di uno spietato tiranno.
E soprattutto loro, i poveri animali, costretti a
comportamenti tanto assurdi quanto umilianti dai comandi isterici urlati dai
loro domatori-aguzzini, sempre col capo chino e lo sguardo rassegnato, terrorizzati
da ogni sinistro schiocco di frusta che li fa sobbalzare, in attesa del premio
di un biscottino che è molto al di sotto di un qualsiasi salario minimo. Solo
una persona malvagia può trarre piacere dal domare gli animali.
E infine il pubblico, che applaude convinto questa
miseria.
L’ultima volta che ho portato al circo mia figlia bambina,
dopo avere assistito all’ostensione di un vecchio leone albino, spelacchiato e
malato, ce ne siamo andati travolti dall’imbarazzo e dalla tristezza.
Così, quando, l’altro giorno, ho visto sul web un
video in cui, durante uno spettacolo di un circo russo, la gabbia delle tigri è
crollata e una di esse è piombata tra la folla, ho subito pensato: MANGIALI!
Mangia per primo il tuo domatore insieme alla sua odiata frusta e agli stivali
da nazista, mangia il direttore dopo avergli devastato a zampate la scatola con
l’incasso della serata, mangia i clown e sputa fuori i loro orrendi nasi rossi,
mangia gli acrobati, acchiappandoli al volo nel bel mezzo di una piroetta, mangia
il mago così che la sua bella assistente possa finalmente riappropriarsi del proprio
corpo!
Mangiali tutti e mostra al pubblico pagante le loro
ossa sanguinanti, a futuro monito per tutti i tiranni della terra.
Invece, la vecchia tigre si è diretta tranquilla verso
le pareti del tendone, senza degnare di un solo sguardo pubblico e attori, alla
ricerca di un pertugio dal quale fuggire, per riconquistare qualcosa di ormai
dimenticato: la libertà. E allora ho sperato che quel pertugio lo trovasse e che
se ne andasse in giro per la città alla ricerca di un locale à la page per un gustoso apericena a base di croccanti tick-tocker,
che bloccasse il traffico ai semafori zittendo coi suoi potenti peti lo
strombazzare dei clacson delle auto impazzite bloccate nell’ingorgo, che
entrasse nella boutique più alla moda, triturando con le sue formidabili zanne
i capi più costosi esposti in vetrina, senza presentare la Matercard Gold.
Ma subito sono intervenute, minacciose, le guardie del
re: hanno circondato l’animale e l’hanno costretto, a suon di colpi di frusta,
a rientrare nella sua gabbia.
La tigre li ha fissati per un ultimo, interminabile attimo,
con quello sguardo fiero che solo le tigri hanno (e io, per l’ultima volta,
l’ho incitata: mangiali, dai!), poi ha socchiuso gli occhi, chinato la testa e
si è diretta caracollando rassegnata verso la sua prigione, in attesa del
prossimo biscottino.
Ma la prossima volta, ti prego: mangiali!
Per favore, quando scrivi un commento, se puoi lascia il tuo nome o anche un nickname. Grazie
nice!
RispondiEliminaGrande! Quante volte ho pensato anch'io che è ora di finirla con questo sfruttamento degli animali. Far credere alle persone che gli animali abbiano solo un apprendimento condizionato e non come la scienza afferma, un apprendimento autonomo, emozioni, sentimenti, sofferenze tanto quanto gli esseri umani. Grazie
RispondiEliminaAnna
Anch'io provavo disagio al circo, era un ambiente che trovavo malinconico, probabilmente per le tue stesse motivazioni. Bel racconto
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