Ravvedimento operoso
Ravvedimento
operoso
“Le tasse sono una cosa bellissima”
(Padoa-Schioppa)”
Lo sapevo…
A causa di una tardiva
registrazione di un contratto di locazione, devo pagare la relativa sanzione
amministrativa, attraverso il cosiddetto "ravvedimento operoso", il
gentlement agreement tra fisco e cittadino.
Già il nome della
procedura ti invita alla collaborazione: ecco il contribuente reprobo, se pur
solo per dimenticanza, superficialità o inaccettabile ignoranza, ammettere con
specchiata sincerità e alto senso morale il proprio fallo e dichiararsi pronto
a collaborare alacremente con lo stato esattore, non più vessatore di sudditi,
ma saggio educatore di cittadini, pater familias di tutti noi.
Ritenendo comunque assurdo
pagare un commercialista per una cosa così apparentemente banale, decido di
fare da solo.
Mi metto in caccia su
internet e dopo complicatissime ricerche alla fine capisco, più o meno, che:
·
Per calcolare l’importo della sanzione
devo partire dall’imposta di registro ipotetica dalla quale però io sono
esentato a seguito del regime fiscale che ho scelto. Tale imposta ipotetica
corrisponde al 2% del canone annuo;
- A questo importo devo applicare la
percentuale minima di sanzione, che dopo svariate ricerche, individuo
essere del 15%;
- All’importo così ottenuto, devo
applicare un’ulteriore percentuale, in base ai giorni di ritardo: devo
sceglierla tra 6 (SEI) diverse fattispecie di aliquote previste dalla
legge, a seconda del numero di giorni trascorsi dalla ultima data utile per
la registrazione;
- A questo punto calcolo l’importo
della sanzione con la semplice formula: Canone x 2% x15% x 3,75%: e che ci
vuole?
- Penso che sia finita, ma devo pagare
anche gli interessi legali, pari allo 0,2% annuo, calcolati rapportando su
base annua il numero di giorni di ritardo, quindi: Imposta (comunque non
dovuta) x 0,2% x 175/365: anche in questo caso, ricostruire e calcolare la
formula è un gioco da ragazzi, se sei un ragazzo di Princeton;
Ora,
devo procedere al pagamento: per farlo, scopro che devo utilizzare un
particolare tipo di F24 a me fino a oggi sconosciuto in cui dovrò inserire,
oltre ai miei dati anagrafici:
-
Un misterioso codice “tipo” che non trovo
spiegato da nessuna parte, ma che autorevoli siti di commercialisti mi
assicurano debba essere la lettera F (boh?)
-
L’elemento identificativo del contratto: dovrò
ricostruire io un codice di 16 (sedici) caratteri, assemblando secondo regole
rigorose 5 (cinque) codici relativi al contratto;
-
Gli importi da pagare, distinti tra
sanzione e interessi, corredati dai rispettivi codici tributo che recupero
faticosamente dopo una lunga caccia in rete.
Fortunatamente, ci sono
le istruzioni di compilazione del modello che mi dicono di consultare il sito
internet www.agenziaentrate.gov.it:
un grande aiuto.
Finalmente procedo al
pagamento: dopo un’ultima scaramuccia col computer che non vuole accettare il
mio codice fiscale, concludo la procedura.
Sono stanco, ma felice:
la giornata è passata in fretta e ho saldato il mio debito con l’erario di 5,20 euro,
di cui 4,14 di sanzione (alla quale ho diligentemente applicato il codice
tributo 1509) e 1,06 di interessi (corredati dal codice tributo 1510).
Ora attendo serenamente
le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate, perché sicuramente avrò sbagliato
qualcosa, ma sarà sempre meglio che aver dato un centinaio di euro a un
commercialista per pagarne 5.
Ma tant’è, la colpa è mia
che mi sono dimenticato di rinnovare il contratto.
Le tasse sono una cosa
giusta, ma sul “bellissima” avrei qualche dubbio.
Ahahahah.poveri noi! Sei sempre forte! La tua vicina Anna
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